Considerazioni de "IL PANIERE" sulla mucca pazza.

L’opinione pubblica è stata negli ultimi tempi colpita dalle notizie riguardanti ‘mucche pazze’ e prima ancora ‘polli alla diossina’. Questi gravi episodi hanno ovviamente attirato l’attenzione dei mezzi di comunicazione e suscitato allarme nei consumatori. La nostra Associazione, dal 1987- epoca dell’inquinamento dell’acquedotto casalese, promuove un mercatino di prodotti biologici e iniziative tese a informare i consumatori sulla qualità degli alimenti.
Questi recenti avvenimenti purtroppo non fanno che confermare i pericoli denunciati dal mondo delle associazioni di agricoltori biologici e biodinamici e di consumatori attenti alla qualità dei cibi da portare in tavola.
L’agricoltura convenzionale e l’industria alimentare hanno operato ponendosi come obiettivo primario quello della massima resa con costi di produzione che fossero i più bassi possibili. Quindi sono stati presentati come toccasana i primi diserbanti che finalmente liberavano gli agricoltori dall’oneroso problema delle erbe infestanti, per non parlare degli insetticidi che annientavano definitivamente voraci insetti su frutta e verdura …e la lista potrebbe continuare.
Ma questo mondo "ripulito" dai terribili parassiti ha mostrato ben presto l’altra faccia della medaglia: diserbanti, antiparassitari chimici, conservanti, ormoni per accelerare la crescita, mangimi industriali per animali e così via non sono ‘acqua fresca salutare’ né per gli agricoltori che li somministrano, né per i terreni e le sottostanti falde acquifere , né per gli animali che si nutrono di certi alimenti, né tantomeno per gli esseri umani che si nutrono di verdura, frutta, formaggi e animali.
Questo progresso nelle tecniche di produzione e di manipolazione degli alimenti appare ormai a tutti piuttosto discutibile e spesso addirittura pericoloso per la salute umana. Si sono dovuti però attendere i recenti scandali perché la massa dei consumatori conoscesse realmente cosa il nostro diritto consentisse di fare in campo alimentare: farine animali provenienti anche da animali malati per nutrire erbivori, scarti di lavorazioni alimentari contenenti ad esempio fanghi di depurazione di fosse settiche per alimentare il pollame.
La nostra società occidentale tanto attenta all’esteriorità: vetrine linde dei supermercati, imballaggi sempre più sofisticati , insomma l’ igiene totale , ha però fatalmente, e ahimé, volutamente posto in secondo piano la reale qualità del contenuto, ovvero dell’alimento.
L’industria alimentare non può evidentemente sottostare alle sole leggi del massimo profitto. Oggi non si possono più sbandierare certe pratiche agricole in nome della necessità di produrre di più per sfamare il sud del mondo. Noi, nord ricco, non possiamo permetterci questo tipo di giustificazione: le eccedenze stoccate e distrutte sono la prova della nostra cattiva coscienza.
Certi agricoltori, medici, ricercatori e consumatori hanno da tempo intrapreso un’altra via: quella del progresso non a tutti i costi, ma solo di quello che tuteli l’unico vero bene dell’uomo: la salute e non il conto in banca delle multinazionali.
Spesso questa nicchia di consumatori attenti a verificare la provenienza degli alimenti , le tecniche di produzione, di conservazione è stata tacciata di essere ipercritica , un po’ snob nella ricerca dei prodotti e nella lettura delle etichette alimentari e per giunta "spendacciona" perché disposta a investire di più nell’acquisto dei ‘beni’ da ingerire e non da indossare o da esibire quale status symbol. Ma essere attenti a ciò che si mangia non fa forse parte semplicemente del buon senso? E’ forse irragionevole o peggio una moda cercare di ingerire alimenti non dannosi per la complessa "macchina umana"? Solo in un delirio di onnipotenza l’uomo può pensare di non essere fatto di ciò che mangia .
E’ in quest’ottica che si deve leggere l’opposizione all’introduzione tout court, senza le dovute ricerche sul lungo periodo , degli OGM- organismi geneticamente modificati- nell’alimentazione sia umana che animale. A questo proposito bisogna sottolineare come molto spesso le persone che affermano questo principio vengano accusate di isterismo contro i progressi della scienza citando ,in un unico calderone biotecnologie e OGM! E qui la malafede di certa scienza e di certa stampa è palese: fare il formaggio con il caglio , fare il vino grazie alla fermentazione del mosto è biotecnologia, così come il miglioramento genetico per il naturale adattamento all’ambiente, gli incroci tra individui fanno parte delle modificazioni genetiche all’interno di varietà diverse ma della stessa specie. Altra storia è l’intervento molecolare, scambio di geni, tra specie lontane tra loro: tra fragole e pesci ad esempio.
Purtroppo la cosiddetta globalizzazione non aiuta a far chiarezza nel mondo alimentare: ad esempio per il consumatore sarà impossibile capire la reale provenienza dell’olio d’oliva che consuma: è sufficiente che la frangitura delle olive sia effettuata in Italia perché un olio possa essere definito "italiano". Tutto questo non è certamente a vantaggio del consumatore e non rientra nella tanto proclamata tracciabilità del prodotto sbandierata dalle istituzioni. E dal 2001 anche le carni bovine diventeranno italiane anche se l’animale è giunto in Italia da soli 30 giorni!
A chi giova tutto ciò ? Non sicuramente ai piccoli produttori legati al territorio che forniscono cibi di alta qualità ad un pubblico attento e disposto a pagare il lavoro dell’agricoltore, ma ai grandi e sempre più ricchi "industriali" dell’agricoltura e dell’alimentazione che producono cibi di bassa qualità destinati per un pubblico che non può o non vuole spendere per nutrirsi correttamente.
Noi consumatori cosa possiamo fare? Esigere che a livello europeo non vengano prese decisioni che creano sempre maggiore confusione nell’universo alimentare; a livello nazionale che, al di là, dei facili nazionalismi: tutto ciò che è italiano è sano e buono, si effettuino dei controlli seri e su larga scala sulle derrate alimentari italiane e non, ed infine a livello locale si sia più attenti nel recepire indicazioni legislative nazionale e le richieste dei cittadini. Un esempio: la nostra associazione circa dieci anni fa raccolse una notevole quantità di firme di genitori, insegnanti e cittadini che richiedevano l’introduzione di alcuni cibi di coltivazione biologica nelle mense scolastiche casalesi. Con nostra grande soddisfazione la finanziaria 2000 imponeva l’introduzione di cibi biologici, DOP, IGP ecc. nelle mense scolastiche e ospedaliere utilizzando i previsti contributi. E Casale? Non ci risulta che neanche dopo lo scandalo della mucca pazza si intenda migliorare la qualità dei cibi scolastici.

Per l’ASSOCIAZIONE IL PANIERE
Marisa Bozzo e Elvio Corti.