L'ormone bovino della crescita ricombinante conosciuto anche come
somatotropina bovina è una copia geneticamente modificata di un ormone naturalmente
prodotto dalle mucche. Il suo scopo è quello di indurre le mucche a produrre più latte
di quanto facciano abitualmente. Agisce alterando l'espressione genetica dei trasportatori
del glucosio nella ghiandola mammaria, nella muscolatura scheletrica e nel grasso
dell'omento. Il gene facilità l'invio di glucosio alla ghiandola mammaria, che
conseguentemente produce più latte.
Dalle mucche inoculate con una dose giornaliera di rBGH della Monsanto - brevettato con il
nome di Posilac - ci si aspetta solitamente un aumento nella produzione di latte tra il 10
e il 20%. Tuttavia i problemi e gli effetti collaterali associati a rBGH sono
numerosissimi. La sua pericolosità attuale e potenziale è tale che è stato vietato in
Canada, Unione Europea e numerosi altri paesi. L'Amministrazione Alimentare e Farmaceutica
(FDA) degli Stati Uniti ha dichiarato rBGH ufficialmente "sicuro" nel 1993 e la
Monsanto cominciò a vendere il Posilac ai produttori di latte nel febbraio dell'anno
successivo.
L'ormone provoca uno stress terribile negli animali trattati. Di solito, per circa 12
settimane dal parto una mucca produce latte a spese della sua salute. Perde peso, non è
fertile ed è più sensibile alle malattie. Infine, la produzione di latte diminuisce e la
mucca comincia a riprendersi. Inoculando rBGH, si può posporre di altre 8-12 settimane,
in sostanza aumentando la produzione di latte da parte della mucca ma anche rendendola
più sensibile alle malattie. L'etichetta delle avvertenze che la Monsanto ha allegato ad
ogni confezione di Posilac sottolinea ben 21 problemi di salute associati all'uso del
Posilac, compresi cisti ovariche, problemi uterini, ecc.
Potenzialmente, comunque, il problema più serio è l'aumento di mastiti
(infiammazione della mammella). Una mucca affetta da mastite produce latte con il pus. Le
latterie rifiutano latte con un numero di cellule somatiche anormalmente alto (cioè
un'elevata proporzione di pus) e la mastite può essere causa seria di rese ai produttori
di latte. Molti agricoltori cercano di risolvere il problema con gli antibiotici, che
però, presenti come residuo nel latte, sono sospettati di indurre problemi di salute
nell'uomo, oltre a contribuire all'insorgenza, nei batteri, della resistenza agli
antibiotici.
Quando una mucca è inoculata con rBGH, questo stimola la produzione di un altro ormone,
chiamato fattore di crescita 1 insulino-simile (IGF-1) - un ormone proteico naturalmente
presente nei bovini e nell'uomo - i cui livelli nel latte così aumentano. Poiché questo
ormone è attivo nell'uomo - provocando la divisione cellulare - alcuni scienziati,
ritengono che l'ingestione degli alti livelli contenuti nel latte trattato con rBGH
potrebbe portare a divisione e crescita cellulare incontrollate - in altre parole al
cancro.
Sono numerosi gli studi che hanno finora avvertito degli effetti di un eccesso di IGF-1.
Nel 1994 due ricercatori inglesi riferirono che induce divisione cellulare nelle cellule
umane. L'anno successivo, un altro studio dimostrò che stimola la crescita di tumori
negli animali da laboratorio, impedendo la normale morte cellulare.
Nel 1996, il Prof. Samuel Epstein, dell'Università dell'Illinois, condusse uno studio
dettagliato sugli effetti potenziali di un aumento di IGF-1 nell'uomo. I suoi
accuratissimi risultati dimostrarono che IGF-1 prodotto da mucche trattate con rBGH può
indurre cancro al seno e al colon nei bevitori di latte. L'infiammata conclusione di
Epstein fu che "con la complicità della FDA, tutta la nazione è stata sottoposta a
un esperimento che ha riguardato l'alterazione su vasta scala di una delle più antiche e
importanti sostanze alimentari, utilizzando a questo scopo un prodotto biotecnologico poco
caratterizzato e privo di etichettatura..questo causa un maggior rischio di potenziale
danno alla salute per l'intera popolazione degli Stati Uniti".
Uno studio pubblicato su Lancet a maggio dell' anno successivo e condotto su
donne americane, evidenziò un rischio sette volte maggiore di cancro al seno nelle donne
in pre-menopausa con alti livelli di IGF-1 nel sangue. Un altro studio pubblicato su Science
a gennaio scoprì un rischio quattro volte maggiore di cancro alla prostata in uomini con
alti livelli di IGF-1 nel sangue.
A parte i rischi, a carico di rBGH, associati alla salute, il suo aumentato uso nel mondo
potrebbe causare il declino delle fattorie di piccole dimensioni e la monopolizzazione
dell'agricoltura da parte delle multinazionali.
Articolo tratto da The Ecologist Vol.28 n°5 Settembre/Ottobre 1998